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Il sistema di Servizi promosso dall’Area persegue lo scopo generale di contribuire alla crescita delle giovani generazioni, secondo le finalità contenute nell’articolata legislazione – nazionale e regionale - a favore dell’infanzia e dell’adolescenza.

Nella formulazione dei principi legislativi, gli autori, ispirandosi alle idee guida del moderno pensiero psico-sociale, riconoscono che il minore, per crescere, ha necessità di un contesto familiare, sociale e comunitario che rispetti la sua personalità, favorisca lo sviluppo armonico delle sue potenzialità e lo aiuti a conquistare crescenti livelli di autonomia. Tutelano, inoltre, il diritto del minore ad essere educato nel proprio ambiente familiare e sociale.

Tutti i Servizi attivati dall’Area rispondono all'esigenza di offrire una risposta relazionale innovativa, non solo assistenziale, agli interventi rivolti a ragazzi e ragazze in situazione di disagio sociale importante, recuperando e rinforzando le risorse presenti nel nucleo familiare ed intorno ad esso; investono sulle risorse presenti nel contesto territoriale e operano con particolare attenzione nei luoghi di vita dei minori o dove si evidenziano i problemi e dove possono essere attivate le risorse per il loro superamento (famiglia, gruppo dei pari, scuola, tempo libero).

Sia quando ci occupiamo di bambini e adolescenti sia quando ci occupiamo di genitori e sistemi famigliari entriamo in una dimensione intima della conoscenza, condividiamo una parte della loro quotidianità, frammenti della loro vita sono mostrati a noi, la geografia dei corpi, dei luoghi e delle relazioni diventa un paesaggio che rivela, in controluce, dove siano rintracciabili le premesse, le credenze e le cognizioni di quel legame familiare e comunitario, dove trovi spazio la capacità di ascolto, di benevolenza, di amore e rispetto e dove, invece, si annidi il dolore, la violenza, la solitudine, la lacerazione, il bisogno nella sua complessità educativa, psicologica, relazionale e ambientale.

È da quest’estrema vicinanza e dalla consapevolezza delle risorse e dei limiti proposti dal bisogno che ci avviamo per creare, e questo è il reale paradosso del nostro agire, una distanza abitabile, un nuovo spazio destinato a promuovere e sostenere il processo d’aiuto.

Accogliamo, come nostra, l’affermazione proposta da Kierkegaard: “Se desideri veramente aiutare qualcuno, per prima cosa devi trovare quel qualcuno laddove egli è, e partire da lì. Questo è il segreto dell’aiuto. Se non riesci a far questo, l’aiuto è solo un’illusione. Aiutare qualcuno richiede che tu capisca te stesso più che colui che aiuti, ma in ogni caso tu devi capire che cosa egli capisce”.

Al tempo stesso, siamo però consapevoli che l’autentica relazione di cura è quella capace di trascendenza, in cui una persona si rapporta a una realtà anche molto distante dalla propria senza che questa distanza distrugga la relazione e senza che la relazione annulli la distanza.

Elaborare lo spazio relazionale significa, quindi, impegnarsi in un lavoro, dagli equilibri dinamici, di ascolto, analisi, restituzione e attesa.

E dunque, ascoltiamo, prestiamo attenzione, sospendiamo i pensieri, decodifichiamo i significati e restituiamo altre parole e gesti che possono aiutare a individuare e a affrontare i nodi problematici. Suggeriamo prospettive, azioni e accenti nuovi (per quel contesto, per quella dimensione relazionale, culturale e sociale) che sorprendono perché il linguaggio della cura è parola sensibile, parola che fa vivere e, come scrive Winnicott, parola caratterizzata da una “preoccupazione costante” verso la costruzione della consapevolezza di sé.

Tutto ciò, in sintonia con la necessità dei nostri utenti di affrontare e gestire il proprio dolore e il personale disagio evolutivo, nel rispetto dei loro tempi e delle loro possibilità: solo così lo spazio relazionale potrà essere utilizzato dai bambini, dagli adolescenti, dai genitori per costruire nel mondo interno un proprio spazio mentale per il contenimento e l’elaborazione delle emozioni.

Le persone sono sensibili e avvertono l’impatto reciproco, ma spesso non sanno che farne. Abbiamo bisogno di sentirci presenti nell’elaborazione mentale dell’altro e, in un certo senso, il lavoro svolto all’interno dei nostri servizi è anche “sognare” i nostri utenti, i bambini, i giovani adolescenti che incontriamo e i genitori che con fragilità o prepotenza occupano la scena del disagio familiare e sociale.

E così l’operatore è ancora una volta sulla soglia: in condizione di verità poiché è proprio il suo reale modo di avvicinare e immaginare il dolore in generale, e quello specifico in particolare che l’altro - bambino, ragazzo o adulto - utilizzerà per apprendere nuove forme dell’esperienza di sé e nuove modalità di gestione delle relazioni e dei legami.

Il quadro teorico di riferimento che riteniamo più utile per comprendere la complessità delle dinamiche di cui l’area si occupa è quello psicoanalitico, oltre ad un debito di riconoscenza formativa, iniziale, rintracciabile nelle esperienze di Educativa Territoriale sperimentate nella città di Torino, dal Gruppo Abele.

In particolare ci ispiriamo al filone tracciato da Armando Novelletto che nel corso di un lungo arco di tempo ha sviluppato uno specifico approccio all’adolescenza, differenziandolo da quelli rivolti ai bambini, su un versante, e agli adulti sull’altro. Ricordiamo fra i molti concetti innovativi della scuola di Novelletto quello della “diagnosi lunga” che si riferisce all’importanza di dare spazio al giovane preadolescente e adolescente perché l’immagine che egli ha di Sé possa evolvere da diagnosi segreta a diagnosi condivisa con l’operatore educatore/consulente; del “compagno adulto” (Marco Lombardo Radice); della “terapia senza paziente” (Paola Carbone) che si riferisce al lavoro con i genitori che chiedono aiuto per un figlio finalizzato a sostenere la coppia genitoriale nel focalizzare e restituire al figlio un’immagine più integrata di sé che possa motivarlo, anche, alla consulenza psicologica.

Altri contributi che rappresentano per noi un importante riferimento sono: la teoria dei codici affettivi (F. Fornari) e gli approfondimenti proposti dal Centro Studi Hansel e Gretel di Torino sul tema dell’intelligenza emotiva.

Fra gli autori stranieri la nostra riconoscenza va ai francesi P. Jeammet, R. Cahn e agli inglesi del Gruppo Tavistock e del Brent Center for Young People.

 

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Informagiovani Informadonna Lido Adriano
Pagina web dell'Informagiovani Informadonna Lido Adriano
Centro Socio-educativo e di sviluppo di comunità "Q.B."
Sito Web del Centro "Q.B." (Quanto Basta)
Cisim Lido Adriano
Sito del Centro culturale CISIM a Lido Adriano
Servizio MUOVITI Mai Più Uomini Violenti
Sito Web di "Muoviti” servizio di trattamento psicologico rivolto ad uomini che agiscono violenza nelle relazioni affettive